Energia elettrica e carbone

Produzione di energia elettrica e carbone: l'anomalia italiana

Le fonti di energia elettrica (fonte: IEA)

I prezzi dell'energia elettrica per le utenze industriali (fonte: elaborazione dati AEEG)

Attuale rapporto fra capacità di rigassificazione e consumi di gas del paese (fonte: AEEG)

La sicurezza dell'approvvigionamento: le riserve mondiali (fonte:BP Amoco Statistical Review)

IL CARBONE

Il carbone si conferma il combustibile leader per la produzione elettrica mondiale con una quota che nel 2017 si attesta al 40%, seguito a grande distanza da nucleare e gas: in particolare, la domanda di carbone si sta spostando verso il Sud-est asiatico, dove le economie emergenti sono alla ricerca di una fonte di energia disponibile ed economica e trovano nel carbone il combustibile ottimale per lo sviluppo economico ed industriale.

Per quanto riguarda il commercio di carbone via mare a livello mondiale, il 2017 si è chiuso molto positivamente con un aumento del 5% annuo e confermando un trend di crescita che in 10 anni ha portato ad un aumento del 50% dei volumi commercializzati (da 797 a 1198 milioni di tonnellate).

In Europa, nel 2017, la quota di energia elettrica prodotta dal carbone è pari al 23%: le rinnovabili rappresentano il 31% del mix elettrico europeo, seguite dal nucleare al 26% e dal gas al 20%. (Immagine 1)

Il mix di produzione di energia elettrica italiana è il meno diversificato e quindi il più fragile in Europa. Rispetto ai Paesi del G8, che presentano, in media, una quota pari al 50% circa generata da un mix variabile di carbone e nucleare, in Italia nel 2017 la produzione di energia elettrica proviene per quasi il 75% da rinnovabili e gas, con rispettivamente il 45,5% dal gas naturale e il 28,5% dalle rinnovabili; seguono per il 15% altre fonti e per il 10% il carbone, una delle quote di utilizzo più basse.

Le importazioni di carbone termico italiane sono inoltre scese quasi del 60% dal 2012, quando si attestavano a 19 milioni di tonnellate, agli 11 milioni di tonnellate stimati per il 2018. (Immagine 2)

Così, ad oggi, il sistema elettrico italiano è dunque costretto ad accettare i prezzi del gas fissati dei produttori di gas stranieri, come Gazprom, la più grande compagnia russa, o Sonatrach, società energetica statale algerina, che operano sul mercato in condizioni di oligopolio e i cui rispettivi Paesi sono notoriamente considerati a rischio dal punto di vista politico.

Tali conseguenze si ripercuotono soprattutto sulle utenze industriali: secondo l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), le imprese italiane, infatti, sono costantemente costrette a fronteggiare prezzi dell’elettricità del 30% al di sopra della media europea, con pesanti ripercussioni sulla competitività, soprattutto nei settori caratterizzati da forti consumi energetici (ad esempio, carta, acciaio, ecc.). (Immagine 3)

Il nostro Paese risente anche di gravi lacune infrastrutturali sul fronte dei rigassificatori: sono attualmente in funzione tre terminal, di cui uno onshore a Panigaglia e due offshore posizionati al largo di Rovigo e Livorno, per una capacità complessiva totale di 15,2 bcma. L’Italia non risulta attualmente in grado di sostenere una strategia di diversificazione delle fonti e di fronteggiare un’emergenza energetica, non essendo dotata di adeguati impianti: si tratta dell’unica eccezione europea, in un panorama caratterizzato da Paesi dotati di rigassificazione che copre mediamente il 50% del consumo nazionale. (Immagine 4)

Inoltre, le riserve di gas naturale sono concentrate in pochi Paesi politicamente instabili, primi fra tutti l’Algeria e la Russia. Le riserve mondiali di carbone, invece, sono geograficamente distribuite in più di 100 Paesi e i depositi sono presenti in aree differenziate tra loro anche sotto l’aspetto della stabilità politica interna. Oltre ad essere più equamente distribuite, diversi studi indicano come la sicurezza dell’approvvigionamento dalle riserve di carbone sia 2 volte superiore a quello da gas naturale e 3,5 rispetto all’olio garantendo la materia prima per quasi 160 anni. (Immagine 5)